orge
Alice capitolo 6
20.05.2026 |
374 |
0
"”
Alla fine mi misero in ginocchio al centro della stanza, ancora bendata e con i polsi legati..."
Capitolo 6 – La routine del villaggio
I giorni al Mare blu Village si erano trasformati in un incubo ciclico che mi stava consumando lentamente. Ogni mattina, alle 8:30 in punto, c’era l’appello del personale. E ogni mattina io dovevo fare la mia confessione pubblica.
Stavo in piedi davanti a tutti, con la divisa speciale che mi avevano imposto: una polo rosa molto aderente che mi segnava le tette e una gonna cortissima bianca che arrivava appena sotto il culo. Non potevo indossare mutandine. Al loro posto, ogni mattina mi infilavano un butt plug medio-grosso nel culo.
Quella mattina, come tutte le altre, Matteo mi guardò con un sorriso sadico e disse: «Alice, tocca a te. Aggiorna lo staff su ieri sera.»
Deglutii a fatica e iniziai, con voce bassa e tremante: «Ieri sera sono stata con sei ragazzi. Mi hanno scopata per quasi due ore. Mi hanno fatto doppia e tripla penetrazione. Sono venuta sette volte.» Risate, fischi e commenti volgari riempirono la sala.
«Brava troia.»
«Sette volte? Complimenti, puttana.»
Dopo la confessione assegnavano i turni della sera, come se fosse la cosa più normale del mondo. Durante il giorno facevo l’animatrice. Sorridevo ai turisti, organizzavo giochi in spiaggia, servivo cocktail al bar. Ma non passava quasi mai un’ora senza che qualcuno dello staff mi usasse. Nelle pause venivo trascinata negli sgabuzzini, dietro il bar o negli spogliatoi per sveltine veloci. Pompini fugaci mentre fingevo di sistemare le attrezzature, dita nella figa mentre parlavo con i turisti, scopate rapide contro il muro durante il cambio turno.
La sera arrivava la parte più pesante.
Quella sera erano in sei ad aspettarmi al bungalow 17. Appena entrai mi fecero spogliare completamente. Mi bendarono gli occhi con una fascia nera e mi legarono i polsi dietro la schiena con una corda morbida ma stretta.
Ero in ginocchio, cieca e legata, completamente alla loro mercé. Iniziarono a giocare con il mio corpo. Mani ovunque. Dita che mi entravano nella figa, due alla volta, aprendomi e stimolando il punto G. Altre dita che mi penetravano il culo, muovendosi lentamente. Bocche che succhiavano e mordicchiavano i miei capezzoli, facendoli diventare duri e sensibili. «Guardate come si bagna» disse uno mentre le sue dita entravano e uscivano dalla mia figa. «La principessa è già fradicia.» Venni la prima volta solo con le loro dita, tremando e gemendo, con le lacrime che mi bagnavano la benda.
“No… ti prego… non di nuovo… perché il mio corpo reagisce così quando mi umiliano?”
Poi arrivò il giro di pompini.
Uno dopo l’altro mi scoparono la bocca, tenendomi la testa ferma con le mani legate dietro la schiena. Mi usavano la gola senza pietà, facendomi sbavare e tossire. «Più profondo, troia. Ingoia fino alle palle.»
«Brava, così. La ex Miss ha proprio una bocca da puttana.»
Dopo averli fatti diventare tutti duri come marmo, iniziarono la gang bang vera.
Mi misero sul letto a quattro zampe. Due mi penetrarono contemporaneamente: uno nella figa, uno nel culo. Doppia penetrazione profonda e brutale. Urlai di piacere e dolore mentre mi riempivano. «Senti come stringe?» grugnì quello nel mio culo. «Questo buco da principessa è perfetto per essere sfondato.» Venni la seconda volta dopo pochi minuti, contraendomi violentemente intorno ai due cazzi. «Oddio… sto venendo…» Cambiarono. Mi misero sulla schiena con le gambe aperte. Uno mi scopò la figa, un altro il culo, mentre un terzo mi infilava il cazzo in bocca. Tripla penetrazione completa. Ero totalmente piena, schiacciata, usata.Il piacere era devastante. Venni una terza volta, urlando intorno al cazzo che avevo in gola, il corpo scosso da spasmi. «Guardatela» rideva Matteo. «Piange ma continua a venire. La ex Miss senza cervello gode come una troia quando viene trattata da oggetto.» Continuarono per quasi due ore, cambiandomi di posizione senza sosta. Mi scopavano in tutti i modi possibili: a pecora, a cavalcioni, contro il muro, sdraiata con le gambe sulle spalle. Sempre due o tre alla volta.Venni una quarta volta, poi una quinta, poi una sesta. Ogni orgasmo era più intenso del precedente. Non riuscivo più a controllarmi.«Ancora… scopatemi più forte… vi prego…» supplicai tra i gemiti, con le lacrime che mi colavano sotto la benda.“Mi odio… mi odio così tanto. Non voglio godere. Non voglio supplicare. Eppure il mio corpo mi tradisce ogni volta. Sono diventata una troia vera.”
Alla fine mi misero in ginocchio al centro della stanza, ancora bendata e con i polsi legati. «Apri la bocca e tira fuori la lingua.» Mi sborrarono tutti in faccia, sul petto e nei capelli. Schizzi caldi e densi mi colpirono ovunque. Ero completamente ricoperta, una maschera bianca viscida e densa. Matteo mi tolse la benda e mi scattò una foto mentre ero ancora in ginocchio, con la lingua fuori e la faccia distrutta di sborra. «Brava puttana.»
Tornai nella mia stanza alle quattro di mattina, barcollando, con il corpo dolorante e la mente distrutta. Mi guardai allo specchio: viso e tette ricoperti di sborra secca, occhi gonfi, espressione vuota.“ Da quasi Miss Provincia… a questo. Ogni sera vengo usata come un oggetto da 4, 5, 6 uomini.
E la cosa più terribile è che non riesco a smettere di godere. Il mio corpo mi tradisce ogni volta. Sono rotta. Sono solo una troia.”Mi buttai sul letto senza lavarmi. La frustrazione e il senso di colpa mi divoravano.
Ma il peggio era che una parte di me stava iniziando ad accettarlo.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Alice capitolo 6:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
